Un grido d’allarme che va oltre il tema dello spaccio di stupefacenti e chiama in causa, in modo diretto, il fallimento complessivo delle politiche di sicurezza e di coesione sociale sul territorio. È questo il senso della dura missiva che Confabitare Fermo, per bocca del suo rappresentante Renzo Paccapelo, ha inviato al Prefetto di Fermo, denunciando una situazione che – secondo l’associazione – ha subito negli ultimi anni una “pericolosa trasformazione”.

Nel documento, Confabitare critica apertamente le recenti prese di posizione politiche sul tema della sicurezza, definite come “una sortita esclusivamente elettorale”, sottolineando come esse “sanciscano plasticamente il fallimento totale della politica della sicurezza fin qui perseguita da tutti gli attori del sistema: amministrazione comunale, assessorato alla Polizia Locale, Prefettura”.

L’associazione contesta anche una lettura parziale del fenomeno dello spaccio, che secondo alcuni esponenti politici sarebbe concentrato unicamente in aree come Casabianca e Lido Tre Archi. Una ricostruzione giudicata fuorviante, perché – si legge nella lettera – “le piazze di spaccio sono Fermo centro, il Terminal, Largo Valentini, via Giovanni da Palestrina, gli spiazzi di fronte agli istituti scolastici”, oltre ad aree sensibili dei comuni limitrofi come Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio.

Confabitare rivendica di aver lanciato allarmi “circostanziati” già dal 2020, rimasti però sostanzialmente inascoltati: “ignorati sia dal Pd, il quale ha preferito condurre una azione autonoma ed inefficace, volta solo ad avere risalto mediatico, dall’amministrazione comunale, con l’assessorato “competente” dedito unicamente a minimizzare, invece che predisporre adeguate misure volte a rinvigorire l’organico della Polizia Locale, ma soprattutto a provvedere alla formazione degli agenti affinché potessero operare su strada e nei quartieri. Ha fallito il Ministero dell’Interno non dedicando la necessaria attenzione al nostro territorio quando badando solo a logiche burocratiche ha trasferito a Pavia il Questore. Ha fallito la Prefettura quando non ha avuto il coraggio di chiedere, oggi lo fa anche qualcuno del Pd, l’estensione del progetto “strade sicure” al nostro territorio e la proposta di Confabitare è stata trattata con sufficienza, mentre oggi si rende più che mai necessario per evitare ulteriori pericolosi contagi”.

Ma il passaggio più allarmante della lettera riguarda l’evoluzione del contesto criminale. “Alzare il livello di allarme per lo spaccio oggi è riduttivo – scrive Confabitare –. I pericoli sono ben altri”. La “pace artificiale” registrata in alcune zone sarebbe il segnale di un cambiamento delle regole, con la presenza di soggetti destinatari di interdittive antimafia e sequestri patrimoniali, indicati dalla DIA come “fiduciari” di famiglie legate alla criminalità organizzata.

Un quadro che si inserisce in un contesto socio-economico fragile. La provincia di Fermo è l’ultima delle Marche per reddito pro capite, un dato che fotografa una povertà reddituale diffusa e che, come spesso accade, si accompagna a fenomeni di degrado sociale, marginalità e insicurezza. Un terreno fertile per l’espansione di traffici illeciti e per il radicamento di dinamiche criminali più strutturate.

Da qui l’appello finale di Confabitare, che invita a non ridurre il problema a singoli quartieri e a singole emergenze, ma a chiedere conto delle responsabilità politiche e amministrative: “Il tempo è maturo – conclude l’associazione – per chieder conto di tutto alle prossime elezioni amministrative”.

Un messaggio netto, che chiama le istituzioni a un cambio di passo, prima che il disagio economico e sociale del territorio si trasformi definitivamente in un’emergenza di sicurezza.