Una lettera aperta indirizzata agli organi di informazione riaccende il dibattito sul rapporto tra cronaca giudiziaria, diritto alla salute e correttezza dell’informazione.

A scriverla è Luciano Postacchini, presidente dell’associazione Disanapianta di Fermo, dopo la pubblicazione – il 7 ottobre 2025 – di articoli apparsi in contemporanea sui due principali quotidiani locali, Il Resto del Carlino e il Corriere Adriatico, poi ripresi anche da una testata online, relativi a un blitz dei Carabinieri su una presunta attività di spaccio di sostanze stupefacenti.

“Articoli usciti stranamente all’unisono”

Nella lettera, Postacchini ricostruisce i fatti e contesta il modo in cui la vicenda è stata raccontata dalla stampa locale.

«Mi chiamo Luciano Postacchini. Vi scrivo come presidente dell’Associazione Disanapianta di Fermo, come paziente in cura con cannabis terapeutica e come semplice cittadino», esordisce.

Il passaggio centrale riguarda la pubblicazione simultanea delle notizie:
«Il 7 ottobre 2025 sono comparsi, stranamente all’unisono, due articoli dal contenuto pressoché identico su Il Resto del Carlino e Il Corriere Adriatico, corredati da fotografie scattate all’esterno di un’abitazione privata. Articoli che parlano di “serra hi-tech”, di “blitz” e che ipotizzano scenari di spaccio, senza che nulla di tutto ciò trovi riscontro nei fatti».

“Nessuna serra hi-tech, solo dieci piante per terapia”

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, la realtà sarebbe stata molto diversa da quella rappresentata nei titoli.

«La realtà è molto più semplice – e molto meno sensazionale: nessuna serra tecnologica, nessun impianto sofisticato, nessuna attività di spaccio. Solo dieci piante, coltivate per uso terapeutico, bene in vista, con strumenti rudimentali, insufficienti persino a garantire continuità di cura».

Postacchini sottolinea come, a suo avviso, negli articoli sia mancato completamente il contesto sanitario:
«La coltivazione sequestrata non era un reato fine a sé stesso, ma una cura. Una cura che lo Stato riconosce, ma che troppo spesso non garantisce».

“Paura e disinformazione”

La lettera insiste sugli effetti sociali della narrazione mediatica:
«Il modo in cui la notizia è stata raccontata ha avuto un effetto concreto: paura, scoraggiamento, disinformazione. Oggi chi utilizza cannabis terapeutica si sente osservato e criminalizzato».

E ancora: «Quando si parla di cannabis terapeutica non si parla di sballo o di leggerezze. Si parla di malati oncologici, Parkinson, Alzheimer, epilessia infantile, malattie neurologiche gravi, dolore cronico. Per molte persone questa terapia rappresenta l’ultima possibilità per vivere con dignità».

Il tema della libertà di stampa e dell’approfondimento

La lettera non chiede prese di posizione, ma sollecita maggiore approfondimento:
«Non chiedo ai giornalisti di schierarsi. Chiedo equilibrio, completezza e responsabilità, soprattutto quando si parla di salute».
E aggiunge: «La libertà di stampa è un pilastro della democrazia. Ma senza contesto e senza umanità, i titoli gridati non informano: fanno rumore e lasciano ferite».

Il presidente di Disanapianta conclude dichiarandosi disponibile al confronto: «Scrivo non per polemica, ma per chiedere un’informazione più consapevole, più corretta e più rispettosa delle persone fragili. Resto a disposizione per qualunque chiarimento, se davvero interessati ad approfondire».

Il procedimento archiviato

Nella postilla finale della lettera viene richiamato l’esito giudiziario della vicenda a sostegno di quanto descritto: il procedimento, che riguardava un invalido al 100% con regolare piano terapeutico e prescrizione medica, è stato archiviato dal Tribunale di Fermo