A pochi mesi dalle elezioni amministrative previste per maggio 2026, il Comune di Fermo ha indetto due procedure di valutazione comparativa per curriculum finalizzate all’assunzione a tempo determinato di personale destinato allo staff del Sindaco (la prima scaduta a metà dicembre e la seconda aperta fino al 15 gennaio). In particolare, si tratta di un Funzionario Amministrativo – Portavoce del Sindaco e di un Istruttore Amministrativo per lo staff del Vice Sindaco reggente, ai sensi dell’art. 90 del D.Lgs. 267/2000.

Il trattamento economico è quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni Locali.

La cornice normativa è chiara e legittima: l’articolo 90 del Testo Unico degli Enti Locali consente agli organi di vertice politico di avvalersi di collaboratori fiduciari, scelti al di fuori delle ordinarie procedure concorsuali, proprio per garantire un rapporto diretto e di immediata collaborazione con l’indirizzo politico. Nulla, dunque, di formalmente illegittimo.

Eppure, il contesto temporale e le modalità di selezione sollevano più di una perplessità.

La procedura, infatti, si basa esclusivamente sulla valutazione dei curricula e culmina in una scelta rimessa al giudizio del ViceSindaco reggente, che, si legge nel bando “a suo insindacabile giudizio (intuitu personae), provvederà ad individuare il soggetto da assumere, sulla base dei curricula presentati dai candidati. L’incarico è fiduciario ed il ViceSindaco reggente si riserva la facoltà di non conferirlo qualora ritenga che i candidati non rivestano le caratteristiche di specifiche professionalità e le attitudini richieste”

È proprio qui che nasce il nodo politico, prima ancora che amministrativo.

In una fase che precede di pochi mesi una tornata elettorale decisiva, in assenza del Sindaco eletto (che ha scelto di abbandonare il proprio ruolo per approdare a quello più sicuro di Assessore Regionale) e con una maggioranza fortemente ridimensionata, la scelta del Vice Sindaco di assumere personale (per un periodo di qualche mese, visto che questi incarichi dovrebbero “scadere ” con il mandato del Sindaco) appare quantomeno inopportuna sul piano dell’immagine pubblica. Il rischio è che tali incarichi vengano percepiti non come strumenti funzionali all’azione amministrativa, ma come passaggi utili a costruire curriculum e relazioni, anche elettorali, spendibili in futuro.

Ci si chiede, inoltre, quale reale efficacia possa avere l’inserimento di una persona esterna in una struttura di vertice politico per un periodo di tempo così limitato. È realistico pensare che, nel giro di pochi mesi, un nuovo collaboratore possa diventare realmente operativo, comprendere a fondo le dinamiche amministrative e politiche dell’ente e offrire un contributo sostanziale? Oppure il rischio è che il rapporto di lavoro termini proprio quando l’esperienza comincia a diventare realmente utile?

Il sospetto – legittimo, anche se non dimostrabile – è che l’utilità principale dell’incarico non sia tanto per l’amministrazione quanto per il curriculum del prescelto, che potrà vantare un’esperienza “a Palazzo” utile in eventuali future selezioni o incarichi, magari proprio nello stesso Comune.

Ancora una volta, dunque, il tema non è la legittimità formale, ma l’opportunità politica e la trasparenza sostanziale. In un momento storico in cui ai cittadini viene chiesto rigore, sobrietà e fiducia nelle istituzioni, operazioni di questo tipo rischiano di alimentare distanza e disaffezione, rafforzando l’idea – sempre più diffusa – che esistano corsie preferenziali per pochi, mentre per molti l’accesso al lavoro pubblico resta un percorso lungo, complesso e incerto.

Forse, a pochi mesi dal giudizio degli elettori, sarebbe stato più corretto rinviare scelte di questo tipo o limitarle allo stretto indispensabile. La legittimità giuridica non sempre coincide con la lungimiranza politica. E, soprattutto in periodo pre-elettorale, la forma è sostanza.