di Massimiliano Bartocci –

Il Green Loop Festival, il festival artistico dell’economia circolare, organizzato dalla società Eurocube srl di Jesi con il coordinamento scientifico della Società Cooperativa Vitamina C di Ancona, e che si tiene ogni anno nel Comune di Morro d’Alba, è approdato eccezionalmente nel Comune di Fermo, per un impegno di spesa di oltre 16 mila euro.

Il Green Loop Festival ha avuto il suo momento “attrattivo” nello spettacolo “la fisica che ci piace” del prof. Vincenzo Schettini, il professore influencer che ha raggiunto oltre 3 milione di follower grazie alle sue video lezioni di fisica pubblicate sui vari canali social, e che si è tenuto Venerdì 22 settembre, ore 18:00 nel prestigioso Teatro dell’Aquila di Fermo, con ingresso a pagamento (15 euro – 10 per studenti fino a 18 anni).


Il festival è proseguito il giorno di Sabato nell’Auditorium San Filippo con il Seminario dal titolo “Costruire una città circolare: si può? Modelli, buone pratiche ed esempi di innovazione in Italia” al termine del quale si è tenuta la tavola rotonda dal titolo “Biodigestore: un’opportunità “green” per tutta la provincia”.
A conclusione della giornata vi è stata la Proiezione del film “Materia Viva” al Cinema Sala Artisti ad ingresso gratuito. Il docufilm, Prodotto da Erion WEEE e Libero Produzioni, affronta il problema della corretta gestione dei rifiuti tecnologici al termine della loro vita utile. “È possibile conciliare lo sviluppo tecnologico e l’ambiente?”.

Un festival interessante “sporcato” dalla forzata tavola rotonda sul biodigestore che è sembrato il tentativo di mascherare il mancato coinvolgimento della cittadinanza durante le fasi che hanno caratterizzato la progettazione e l’autorizzazione di questa industria insalubre di prima classe.
Fuori luogo il tentativo di dare una parvenza “green” ad un progetto che presenta molte zone d’ombra proprio in materia ambientale.

Una città circolare dove non circolano dati e informazioni

Il Comune di Fermo infatti è uno dei pochi capoluoghi di provincia privi di una centralina di rilevamento delle polveri sottili e delle sostanze chimiche presenti nell’aria e quindi tutti gli studi sulle emissioni del biodigestore e dell’industria di trasformazione del biogas in metano sono carenti del dato di base indispensabile per poter valutare l’impatto della futura industria.
Dire che questa industria “inquinerà” di meno dell’attuale trattamento aerobico può divenire ingannevole se non supportato dai dati.
Basti pensare che il biodigestore ha necessità di essere “tenuto” ad una temperatura costante 365 giorni all’anno e questo avviene attraverso la combustione del gas autoprodotto ricco di sostanze pericolose per la salute umana.
Come nulla si dice dell’impatto del trasporto delle 35 mila tonnellate di frazione umida che dovranno obbligatoriamente circolare per le vie cittadine e che arriveranno da tutta la provincia e anche da altre parti d’Italia. Nulla è stato diffuso sul trattamento chimico per la “purificazione” del gas prodotto dal biodigestore e la sua trasformazione in metano.
Ma ancor meno si è parlato dello smaltimento delle migliaia di tonnellate di biodigestato, cioè di quello che “resterà” al termine del trattamento dei rifiuti.

Manca una centrale di rilevamento della qualità dell’aria

In questo Festival si è descritta la possibilità di costruire una Fermo “circolare” dove in realtà circolerebbe di tutto tranne le informazioni e dove si possono spendere un mare di soldi per le iniziative più disparate ma non si sente la necessità di acquistare una di centraline di rilevamento della qualità dell’aria prima di qualsiasi forma di progettazione.
L’enorme quantità di denaro messa a disposizione dal PNRR, e le continue richieste da parte dagli organi centrali di utilizzare queste risorse nel più breve tempo possibile, rende i processi decisionali meno ponderati e con i processi democratici ridotti all’osso. Non solo il fatto stesso che un progetto venga finanziato viene presentato come una giustificazione della sua bontà.

Chi promuove un’industria insalubre come può controllarla?

Appare anche grave è il fatto che i soggetti che istituzionalmente sono preposti alla tutela della salute pubblica sono i soggetti promotori dell’industria insalubre.
Il Consiglio di Stato Sez. III, n. 4687, del 24 settembre 2013: “Spetta al sindaco, all’uopo ausiliato dall’unità sanitaria locale, la valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate “insalubri”, e l’esercizio di tale potestà può avvenire in qualsiasi tempo e, quindi, anche in epoca successiva all’attivazione dell’impianto industriale e può estrinsecarsi con l’adozione in via cautelare di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l’evolversi di attività che presentano i caratteri di possibile pericolosità, per effetto di esalazioni, scoli e rifiuti e ciò per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle dell’attività produttiva “

Ma se il Sindaco è il soggetto promotore dell’industria insalubre chi controllerà la sua pericolosità?