di Massimiliano Bartocci

Una causa vinta in primo grado e impugnata dal Comune, nuovi incarichi legali a carico della collettività e un consigliere comunale chiamato a rimuovere una presunta incompatibilità. Il caso Di Ruscio solleva interrogativi sulla gestione dei contenziosi e rende necessario un approfondimento sulle spese legali sostenute dall’Amministrazione di Fermo.

Quanto costa ai cittadini il contenzioso del Comune di Fermo? E quali conseguenze economiche derivano dalle decisioni dell’Amministrazione di proseguire una controversia o di difendere in giudizio un proprio provvedimento?

La vicenda che coinvolge Saturnino Di Ruscio offre un punto di partenza per un’inchiesta che vada oltre il singolo caso. Al centro c’è la controversia con il Comune, conclusa in primo grado con una decisione favorevole alla famiglia Di Ruscio e successivamente impugnata dall’ente. A questo si aggiungono gli incarichi legali e la procedura consiliare relativa alla presunta incompatibilità del consigliere (delibera di Giunta del 30 luglio 2026, numero 264, con cui è stato conferito ad un avvocato un incarico da 10.447,30 euro per l’integrazione del collegio difensivo).

Il caso non dimostra, da solo, un uso strumentale del contenzioso. Ma pone una questione di interesse pubblico: le scelte legali del Comune sono accompagnate da una valutazione trasparente dei costi, dei rischi e delle possibili conseguenze per la collettività?

Dalla vicenda Di Ruscio a un’inchiesta sulle spese legali

Per rispondere occorre ricostruire quanti contenziosi il Comune abbia affrontato negli ultimi anni, quanti incarichi abbia affidato ad avvocati esterni e quanto abbia effettivamente pagato. Servono inoltre dati sulle cause perse, sulle spese processuali riconosciute alle controparti, sugli eventuali risarcimenti e sulle somme accantonate per i rischi giudiziari.

Un approfondimento dovrebbe riguardare anche altre vicende, come il concorso per ufficiale della Polizia Locale, sul quale è intervenuto il Consiglio di Stato e dopo il quale il Comune ha modificato la graduatoria. Anche in questo caso è necessario verificare la corretta esecuzione della pronuncia e l’eventuale rischio di ulteriori controversie.

Il Comune è infatti intervenuto sulla graduatoria, eliminando i punteggi attribuiti dall’esperto esterno, ma senza modificare la posizione del vincitore. Una soluzione che ha sollevato ulteriori interrogativi sulla piena esecuzione della pronuncia. La parte che ha presentato il ricorso avrebbe preannunciato un giudizio di ottemperanza per chiedere che la decisione venga attuata correttamente.

Anche questa vicenda merita di essere esaminata nell’ambito dell’inchiesta: occorre confrontare il provvedimento del Consiglio di Stato con gli atti adottati dal Comune e verificare se la modifica della graduatoria sia conforme a quanto stabilito. Qualora si aprisse un nuovo contenzioso, potrebbero aggiungersi ulteriori spese legali a carico della collettività.

L’obiettivo non è contestare il diritto dell’Amministrazione di difendersi in giudizio, ma capire se le decisioni assunte siano sostenute da adeguate valutazioni giuridiche ed economiche e quale sia il loro impatto sui bilanci pubblici.

La centrale a biometano di San Marco: oltre 18.000 euro di assistenza legale e una sconfitta al TAR

Un altro caso da approfondire riguarda la controversia sulla centrale a biometano prevista a San Marco alle Paludi. Il Comune di Fermo aveva affidato un servizio di supporto tecnico-legale nell’ambito del procedimento già nel novembre 2024 (Determina Serv. Soc. Cultura registro generale n. 2878 del 22 novembre 2024).

Nel luglio 2026 il TAR Marche ha accolto il ricorso della società agricola Ramadori, annullando il provvedimento comunale che aveva dichiarato inefficace la procedura autorizzativa. Il Comune è stato inoltre condannato a pagare le spese legali.

Quanto spende davvero il Comune di Fermo?

Un’inchiesta sulle spese legali del Comune di Fermo è necessaria per dare ai cittadini un quadro verificabile dei costi del contenzioso e delle conseguenze delle scelte amministrative. Perché la trasparenza non consiste soltanto nel pubblicare gli atti, ma anche nel rendere comprensibile quanto costano e quali risultati producono le decisioni assunte con denaro pubblico.