La vicenda della centrale a biometano prevista in località San Marco alle Paludi torna al centro del dibattito politico fermano dopo la sentenza del TAR Marche che ha riconosciuto la validità del titolo autorizzatorio presentato dalla società Ramadori.
Una decisione che modifica radicalmente lo scenario delineato negli ultimi mesi e che riapre il confronto sulle responsabilità amministrative e politiche nella gestione dell’intero procedimento.
Il Tribunale amministrativo regionale, con la pronuncia pubblicata il 10 luglio 2026, ha accolto la domanda della società agricola Ramadori, annullando il provvedimento con il quale il Comune di Fermo aveva dichiarato inefficace la procedura autorizzativa. Il TAR ha inoltre accertato il perfezionamento del titolo abilitativo, dichiarando improcedibile la richiesta risarcitoria avanzata dalla società, quantificata in oltre 7 milioni di euro.
Una precisazione, quest’ultima, particolarmente rilevante: secondo quanto emerge dalla sentenza, il mancato riconoscimento del risarcimento è legato esclusivamente al fatto che il titolo autorizzatorio è stato ritenuto valido. Qualora l’impianto non dovesse essere realizzato per ragioni future non riconducibili alla volontà della società, la stessa potrebbe riproporre la domanda risarcitoria attraverso un autonomo procedimento.
Il Comune di Fermo è stato inoltre condannato al pagamento delle spese legali.
Una previsione del 2025: la centrale come possibile leva negoziale
La sentenza del TAR Marche riporta alla memoria anche quanto scritto in un precedente articolo del 1° luglio 2025, nel quale veniva evidenziato un possibile scenario: quello in cui la vicenda della centrale a biometano avrebbe potuto trasformarsi da questione esclusivamente amministrativa e autorizzativa in un terreno di confronto negoziale tra il Comune e il privato.
Nell’articolo veniva infatti sottolineato come il protrarsi della vicenda e l’incertezza sul destino dell’impianto avrebbero potuto creare le condizioni per una trattativa nella quale la società interessata avrebbe potuto utilizzare la posizione maturata sul procedimento autorizzativo come elemento di forza nelle interlocuzioni con l’amministrazione comunale.
Il punto centrale della vicenda rimane quindi quello già evidenziato allora: una gestione amministrativa incerta di un procedimento complesso può trasformare una scelta urbanistica e ambientale in una questione di rapporti economici e contenziosi, nella quale il margine di decisione politica dell’ente rischia di ridursi sensibilmente.
L’interrogazione di Saturnino Di Ruscio conferma questo sospetto
Sul tema è intervenuto il consigliere comunale Saturnino Di Ruscio, del gruppo “Servire Fermo”, con una nuova interrogazione rivolta al sindaco, alla Giunta e al presidente del Consiglio comunale.
Nella sua interrogazione Di Ruscio definisce la gestione della pratica «imbarazzante» sia sotto il profilo amministrativo sia sotto quello politico, chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui è stato seguito il procedimento.
Il consigliere richiama anche una comunicazione del dirigente comunale del 4 giugno 2024 nella quale, secondo quanto riportato nell’interrogazione, venivano citate le preoccupazioni provenienti «dal territorio» e «dalla politica» rispetto alla realizzazione della centrale.
Da qui la richiesta di chiarire se la pressione politica abbia avuto un ruolo nelle decisioni amministrative e se siano state valutate correttamente le conseguenze del procedimento.
Di Ruscio estende poi la sua critica alla gestione complessiva della macchina amministrativa comunale, sostenendo che negli ultimi anni vi sarebbero state carenze organizzative e scelte che avrebbero contribuito ad aumentare il numero dei contenziosi.
Ora l’unica strada è il confronto con il privato?
Alla luce della pronuncia del TAR, secondo Di Ruscio l’amministrazione comunale dovrebbe ora avviare un percorso di confronto con la società Ramadori, con la minoranza e con i cittadini, al fine di individuare una soluzione che limiti i danni per tutte le parti coinvolte.
«I contenziosi, per quanto possibile, è meglio eliminarli piuttosto che promuoverli», sostiene il consigliere, richiamando il principio secondo cui anche un accordo non ideale può essere preferibile rispetto a una lunga battaglia giudiziaria.
La questione centrale, dunque, sembra essere oggi quella di trovare un punto di equilibrio tra il titolo autorizzativo riconosciuto dal TAR, le preoccupazioni dei residenti di San Marco alle Paludi e il rischio di ulteriori conseguenze economiche per il Comune.
La vicenda della centrale a biometano entra così in una nuova fase: dopo il confronto amministrativo e giudiziario, la partita si sposta ora sul terreno politico e delle possibili soluzioni negoziali.


