(Saturnino Di Ruscio)

“Non solo Svem e ITS Smart Academy… c’è anche l’Asite… e non solo! Quasi 2 milioni di euro tra incarichi, consulenze e danni erariali”. Con questo durissimo affondo social, l’ex Sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio, riaccende i riflettori sulla gestione della partecipata comunale. Un intervento dettagliato che elenca dieci gravi presunte anomalie che avrebbero causato pesanti ripercussioni economiche all’Asite e, di riflesso, alle casse del Comune di Fermo.

Un silenzio durato oltre un anno

In realtà, la nostra testata aveva già attenzionato diverse anomalie il 19 dicembre 2024 con l’inchiesta “ASITE: PARCELLE ESORBITANTI E ASSUNZIONI SOSPETTE”. All’epoca, il nostro allarme cadde nel vuoto: nessuna risposta dall’amministrazione comunale (socio unico della società), né reazioni dalle forze d’opposizione o dagli altri organi di stampa. Oggi, Di Ruscio torna a squarciare il velo di silenzio, fornendo documenti che sembrano aver toccato un nervo dolente.

La controffensiva di Asite: “Mandato ai legali”

La replica della partecipata è arrivata, con un post Facebook di Marco Amati con inusitata durezza, derubricando l’attacco a mera strategia elettorale:

Marco Amati
(Marco Amati)

“Prendiamo atto del fatto che in campagna elettorale ognuno pensi di poter utilizzare qualsiasi mezzo. Il Dottor Di Ruscio si è preso la libertà di fare allusioni prive di fondamento, citando numeri travisati con l’evidente scopo di mettere in cattiva luce il CdA”.

Asite ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali per valutare profili di responsabilità penale per diffamazione, definendo i documenti pubblicati come “parziali, non aggiornati” e acquisiti in modo “ambiguo e verosimilmente furtivo“. La società rivendica inoltre la propria trasparenza, sottolineando come l’autorità giudiziaria si sia già espressa in passato con provvedimenti favorevoli per tutti gli attori coinvolti nelle vicende citate.

Le accuse: il “sistema” dei crediti d’imposta

Ma quali sono i fatti contestati dall’ex Sindaco? Di Ruscio ricostruisce una vicenda complessa che affonda le radici in un’inchiesta partita dal Piemonte per reati fiscali.

“L’indagine ruotava attorno a un sistema di società e consorzi universitari collegati tra loro, denominati ‘Gruppo Perona’, spiega Di Ruscio. Secondo la denuncia, questo network avrebbe ideato un sistema per lucrare illegittimamente su crediti d’imposta per attività di ricerca e sviluppo inesistenti. Tra i soggetti citati compaiono il CIFS (Consorzio Interuniversitario per la Fisica Spaziale), il CINFAI e la T4B. Un giro d’affari che, secondo la ricostruzione, avrebbe superato i 70 milioni di euro, gran parte dei quali composti da crediti d’imposta ritenuti illegittimi.

Il sospetto sollevato è che le ramificazioni di questo sistema abbiano toccato da vicino anche la gestione della partecipata fermana, aprendo un varco su una voragine di consulenze che oggi finisce sul tavolo degli avvocati.

I dati sono oggettivi, documentati e non contestabili e la critica politica è ancora possibile in Italia.

Non si è fatta attendere la controrisposta di Saturnino Di Ruscio, che rispedisce al mittente le accuse di “metodi furtivi” e rilancia con i numeri. L’ex Sindaco rivendica il diritto-dovere di cronaca e controllo su una società al 100% pubblica: “Non mi sono inventato nulla, ho usato atti ufficiali reperibili in rete. Se la documentazione non fosse aggiornata, la colpa è dei ritardi di Asite nella pubblicazione dei bilanci”.

Di Ruscio entra poi nel merito tecnico, citando testualmente la relazione al bilancio Asite 2024 (pubblicata, secondo l’ex Sindaco, solo dopo sua sollecitazione nel 2026): a pagina 9 e 27 si parlerebbe esplicitamente di notifiche dell’Agenzia delle Entrate e del riversamento all’Erario di oltre 222.000 euro per crediti d’imposta “non spettanti” relativi al triennio 2018-2020.

L’ex primo cittadino chiude con quattro quesiti diretti rivolti a Sindaco e Giunta, chiedendo perché il Consiglio Comunale non sia stato informato dei verbali dell’Agenzia delle Entrate e a quanto ammonti realmente il debito verso l’Erario per le contestazioni su IRES, IRAP e IVA. “Qui non è in gioco l’immagine del CdA, ma quella del Comune e dell’Asite”, conclude Di Ruscio, “i cittadini che pagano la Tari hanno il diritto di sapere se c’è stata una gestione ‘allegra’ o se devono solo pagare e tacere”.


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