“Ho riletto più volte la risposta dell’ASITE per cercarne il senso.

Nella mia disamina mi sono limitato a riportare quello che ho letto nei documenti ufficiali che ho in parte allegato per stralci lasciando nella parte finale un mio personale commento. Forse al CDA dell’ASITE sfugge che parliamo di una società pubblica, 100% di proprietà del Comune di Fermo. Quindi una modesta % di “azioni” è anche la mia e ho il diritto sapere come viene gestita, a maggior ragione lo hanno i soci veri che sono i consiglieri comunali e il Sindaco. Non mi sono inventato alcun numero perché li ho presi da atti ufficiali e reperibili in rete dalla Provincia di Fermo, dal Comune di Fermo e dall’ASITE stessa. L’unico dato da me stimato è il costo definitivo del biodigestore che è vicinissimo ai dati ufficiali.

Se vogliamo parlare di trasparenza, mi mancava il bilancio anno 2024 che non era stato ancora pubblicato, la legge stabilisce un termine che non è stato rispettato. A tal fine ho sollecitato la pubblicazione all’inizio dell’anno 2026 alla dott.ssa Paoloni pensando fosse la responsabile delle partecipate e comunque l’ASITE ha adempiuto a questo obbligo legislativo solo dopo la mia segnalazione al Comune e ripeto, all’inizio dell’anno 2026. Il non aggiornamento della documentazione in mio possesso, se così fosse, è tutto da addebitare all’ASITE per i ritardi nel rendere pubblici gli atti.

Non ho livore contro le persone ma so essere molto duro e determinato quando vedo una gestione “allegra” e “opaca” di società pubbliche ed in particolare l’ASITE della quale sono il responsabile della genesi.

Comunque vedo che è una costante quella di non rispondere nel merito ma di fare la caccia alle talpe, confermando così la bontà di quello che ho riportato.

Ora, in un eccesso di trasparenza, si legge di provvedimenti favorevoli della magistratura, di atti criminosi, ecc. di cui effettivamente non mi sono interessato e non mi interessano. Ho sempre fatto riferimento ai verbali della Agenzia delle Entrate e niente di più che, ripeto, non sono stati smentiti.

Non vorrei che come accaduto per le sacche di plasma pensate di sviare l’attenzione con la caccia alle streghe, con l’aggravante ed in modo inconsapevole di aver tirato fuori altri elementi come le indagini delle magistrature, che rendono ancora più grave la situazione dell’ASITE.

A questo punto è doveroso chiedere ufficialmente:

1) Perché il Consiglio Comunale, la Giunta e il Sindaco non sono stati tenuti al corrente di quanto stava accadendo? O se qualcuno è stato informato perché ha tenuto nascosti i fatti?

2) C’è uno o ci sono più verbali (CPV) della Agenzia delle Entrate che rilevano i fatti da me descritti?

3) A quanto ammonta il credito d’imposta da restituire relativo agli anni 2018-2019-2020?

4) A quanto ammontano le somme contestate dalla Agenzia delle Entrate relative agli anni suddetti per infedeli e/o illegittime dichiarazioni/detrazioni IRES, IRAP e IVA?

La relazione allegata al bilancio dell’ASITE anno 2024 fa un chiaro riferimento ai fatti da me contestati e c’è scritto chiaramente a pagina 9 “In data 15/05/2025 sono stati notificati alla società da parte dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Fermo, schemi di atto di accertamento per gli anni 2018-2019-2020 relativi alla deducibilità di parte dei costi ed alla detraibilità dell’IVA connessi al rapporto intrattenuto con il CIFS…”, a pag. 27 si dice chiaramente di 222.342 euro, oltre oneri e interessi, riversate all’Erario con una rateizzazione per i “Crediti d’Imposta” non spettanti. Allego la relativa documentazione disponibile nel sito ASITE.

I cittadini che pagano la tassa rifiuti hanno il diritto di sapere come stanno le cose o debbono, come sempre pagare e zitti?

Per essere chiari qui non c’è di mezzo l’immagine del CDA ma quella dell’ASITE e del COMUNE di Fermo, sicuramente più importante di quella degli amministratori che sono di passaggio.

L’azienda ha un valore che non è solo economico e che non è legato al nome dell’amministratore ma a qualcosa di più importante che vedo è difficile da spiegare.

Purtroppo dalla politica del bene comune si è passati a quella dell’appartenenza e i beni pubblici sono solo strumenti per esercitare il potere per la carriera personale.

I dati sono oggettivi, documentati e non contestabili e la critica politica è ancora possibile in Italia”