FERMO – Due chiese profanate nel giro di pochi giorni. Stesse modalità operative, stesso bersaglio, stesso territorio.

Il 2 luglio scorso è stata la chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Fermo. Lunedì 13 luglio, invece, è toccato alla chiesa del Sacro Cuore di Porto Sant’Elpidio. In entrambi i casi i sacerdoti, entrando in chiesa, hanno trovato il tabernacolo violato, la pisside sottratta e le ostie consacrate scomparse.

Le indagini sono affidate alle forze dell’ordine, che dovranno accertare se i due episodi siano riconducibili agli stessi autori oppure rappresentino una semplice coincidenza.

Tuttavia, alcuni elementi meritano un approfondimento.

Più delle pissidi, interessano le ostie consacrate

Gli oggetti trafugati hanno un valore economico relativamente modesto. Le pissidi, le coppe che contengono le ostie possono valere poche decine di euro e non hanno mercato. Diverso è il discorso per le ostie consacrate.

Per la Chiesa cattolica esse rappresentano il Corpo di Cristo e costituiscono il cuore dell’Eucaristia. La loro sottrazione trasforma un comune furto in una vera e propria profanazione.

È proprio questo particolare che rende i due episodi del Fermano diversi da molti altri furti avvenuti nelle chiese italiane.

L’obiettivo sembra infatti essere stato il contenuto del tabernacolo più che il tabernacolo stesso.

Un fenomeno che non riguarda soltanto il Fermano

Le cronache degli ultimi anni riportano numerosi episodi analoghi in diverse regioni italiane.

In più occasioni sono state rubate esclusivamente le ostie consacrate oppure la pisside che le conteneva, lasciando sul posto oggetti di valore economico ben superiore.

Una circostanza che ha spesso spinto sacerdoti e osservatori a interrogarsi sul reale movente di questi gesti.

In alcuni casi è stata evocata l’ipotesi dell’utilizzo delle particole consacrate in riti di carattere anticristiano o sacrilego. Si tratta di una possibilità presa in considerazione anche in alcune vicende di cronaca, ma che, salvo casi specifici, non ha trovato conferme giudiziarie definitive.

Perché proprio le ostie?

Da secoli l’Eucaristia rappresenta l’obiettivo principale di chi intende compiere un gesto di deliberata profanazione della fede cristiana.

Letteratura religiosa, studi sul fenomeno del satanismo e precedenti giudiziari documentano che le ostie consacrate sono state talvolta ricercate per rituali che prevedono la dissacrazione dei simboli cristiani.

Non è un caso che molti sacerdoti adottino particolari cautele durante la distribuzione della Comunione proprio per evitare che le particole vengano sottratte.

Due episodi che meritano un’inchiesta

Le analogie tra quanto accaduto a Fermo e Porto Sant’Elpidio sono evidenti.

La vicinanza temporale, le modalità operative e il bersaglio individuato rendono legittimo chiedersi se dietro questi episodi possa esserci un’unica regia oppure un fenomeno più ampio che interessa il territorio.

È una risposta che potrà arrivare soltanto dalle indagini.

Nel frattempo, però, una domanda resta aperta.

Per quale motivo qualcuno dovrebbe introdursi di notte in una chiesa, rischiando una denuncia, per impossessarsi di oggetti privi di un reale valore commerciale ma di enorme significato religioso?

Comprendere la risposta significa andare oltre la cronaca. Significa capire se ci si trovi davanti a due episodi isolati oppure ai primi segnali di un fenomeno che merita di essere analizzato con attenzione.

L’inchiesta giudiziaria, dunque, non dovrebbe limitarsi all’individuazione degli autori materiali. Dovrebbe cercare di chiarire quale sia il movente di queste profanazioni, verificare se esistano collegamenti con analoghi episodi verificatisi in altre parti d’Italia e comprendere se dietro il furto delle ostie consacrate si celi un disegno più ampio. Sono domande che oggi non hanno ancora una risposta, ma che difficilmente possono essere ignorate.